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Il disegno di legge al via alla camera
di Giovanni Galli
Crediti d'imposta per far rientrare i lavoratori italiani fuggiti all'estero. È questo il cuore del disegno di legge sugli incentivi fiscali per il rientro dei lavoratori in Italia che ha iniziato ieri l'esame in commissione finanze della camera. La normativa prevede, in particolare, due categorie di incentivi fiscali: crediti d'imposta in favore dei cittadini comunitari, nati in uno dei Paesi membri dell'Unione europea, che hanno risieduto in Italia almeno per ventiquattro mesi e che hanno meno di 40 anni di età, con residenza o con lavoro dipendente all'estero da almeno ventiquattro mesi continuativi, che tornano in Italia per essere assunti come dipendenti o per avviare un'attività d'impresa o di lavoro autonomo.

2 febbraio 2010
Uno "scudo fiscale" per far tornare in Italia i giovani cervelli. Si farà con lo strumento del credito d'imposta, in versione "double face": per i talenti, che decidono di rientrare, l'incentivo sarà di 25mila euro l'anno, per un triennio, mentre per le imprese o i titolari di partita Iva, che li assumono a tempo indeterminato, scatterà un bonus mensile di 500 euro, fruibile, per 3 anni, dalla data di assunzione. Lo prevede la proposta di legge "bipartisan", firmata, tra gli altri, dagli onorevoli Enrico Letta (Pd) e Maurizio Lupi (Pdl), che inizia, oggi, alle ore 14, l'esame in Commissione Finanze della Camera. Chiaro l'obiettivo del provvedimento: frenare quell'emorragia di "colletti bianchi" che dagli anni '90 lacera il tessuto culturale e produttivo del Belpaese. Secondo una recente inchiesta Eurostat sulla forza lavoro nell'Unione europea, sono impiegati all'estero il 2,3% di laureati italiani (prevalentemente del Nord), contro lo 0,6% della Germania, l'1,1% della Francia, lo 0,9% del Regno Unito, lo 0,8% della Spagna. Un gap che non viene colmato dalla presenza di laureati stranieri nel Belpaese, ferma a un modestissimo 0,3 per cento: con una performance complessiva (-2%) da ultimo banco nell'area Euro.